Perù, Cuzco e Valle sacra

Peru Sacsayhuaman per aforismidiviaggio.it

Perù

dal regno degli uomini a quello degli dei

L’aria è frizzante e sempre fresca, in cielo corrono nuvole sfrangiate su uno sfondo color cobalto, le ombre sono nette. Guardare non basta per penetrare tanta bellezza elevata sulle cime spruzzate di neve di queste alte e appuntite montagne.

Il territorio che costituiva il grande impero incaico formatosi nel XIII secolo, il Tahuantinsuyo (quattro regioni in lingua quechua), è ora diviso in diversi paesi: Bolivia, Ecuador, nord del Cile, parte della Colombia, il più importante è il Perù. Il Perù spazia dalla costa dell’Oceano alle Ande, per immergersi nella foresta amazzonica: per gli appassionati di viaggi, una vera pacchia, tre ambienti così diversi in una sola nazione. L’avvenimento eccezionale che caratterizzò la conquista dell’America, fu il coraggio di chi andò per primo ad affrontare l’ignoto, quello di Cristoforo Colombo, anche se ci capitò per caso, e quello di coloro che seguirono la sua rotta con altre spedizioni. Scopo dei conquistatori era raggiungere l’India e le sue ricchezze. Trovata l’America, in tutti i sensi, il nuovo obiettivo fu la ricerca dell’oro. Ci piace immaginare che non restarono indifferenti “all’abbaglio” di scoprire che uomini, a loro sconosciuti, avevano creato città originali, più grandi delle loro, incredibilmente vive, che usavano il prezioso metallo solo come decorazione dei templi per catturare i riflessi solari con l’oro, perfetto rivale del dio Inti, il sole.
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Prima cartolina: da Cuzco 

04 Peru Cuzco per aforismidiviaggio.it

Immaginiamo ora che Pizarro, il conquistatore del Perù, appesantito dalla sua rigida armatura, accaldato all’impossibile e con il fiato mozzato dall’altezza (3399 msl) s’affacci sul panorama della città di Cuzco, la capitale del regno inca, e ne rimanga allibito; certo non s’aspettava di trovare a quell’altezza una città così possente e ben organizzata. Forse gli sembrò di essere entrato in un sogno, o forse in un incubo dato che la conquista si presentava difficile. Cuzco in quechua vuol dire ombelico: era qui che secondo la mitologia inca si riunivano tre regni: quello degli inferi, il sottosuolo, quello degli uomini, la terra e quello degli dei, il cielo: a quei tempi la città più abitata del continente sudamericano. Tutto era basato su un disegno “divino”, la pianta della città conserva ancora in parte la forma di un puma: il cuore al centro del petto, corrisponde alla plaza de Armas dove convergevano i confini delle quattro grandi divisioni regionali. Questi dati tecnici servono a capire quanto fosse complesso il regno incaico, quel regno che Pizarro e amici si diedero da fare a distruggere sistematicamente, senza neppure cercare di capirne la struttura e la “filosofia”. Se Pizarro ne fu colpito, anche noi non rimaniamo indifferenti davanti al panorama di una città che sulla base incaica, si presenta dall’alto come una città spagnola dai tetti di cocci rossi. Con il respiro affaticato scendiamo tra le sue strade ed è allora che capiamo ancora di più di essere in un luogo speciale dove la fantasia architettonica dei suoi antichi costruttori e dei nuovi 03 Peru Cuzco per aforismidiviaggio.itarrivati, ha dato luogo ad una città su due piani. Le strade sono ancora quelle degli incas (la classe dominante), strette lastricate con muri lisci, fatti d’enormi blocchi di pietra incastrata, forse da “giganti”, con una maestria che non concede neppure ad un soffio di passare tra uno spigolo e l’altro. La pietra, grigia e liscia, attira carezze per constatarne la perfezione. Alzando lo sguardo le mura si assottigliano diventano muri di mattoni rossi, diventano spagnoli, un connubio storico pieno di fascino. Sui palazzi incaici sono sorte chiese e conventi della nuova fede: la cattedrale, una sfida, una meravigliosa costruzione è stata distrutta per cancellarne la memoria, invece è stata messa in risalto proprio dal tempio cristiano sorto sulla sua base. La cattedrale in stile barocco coloniale respira aria quechua. Altra costruzione degna di nota è certamente l’Arcidiocesi. L’UNESCO protegge queste costruzioni diventate uniche, e si spera che questi preziosi incastri architettonici, non vengano più aggrediti da nessuno. Tutta la piazza ora è spagnola e cristiana, al centro del giardino una fontana, struttura classica delle piazze di Spagna. Seguendo l’Avenida el Sol si raggiunge il convento di Santo Domingo costruito sulle rovine del Coricancha, il tempio del sole, distrutto dagli spagnoli che lo spogliarono dell’oro che rivestiva tutte le pareti. In una stanza del tempio si conservavano le mummie dei re incaici. L’edificio era ritenuto l’opera architettonica più importante degli inca. L’abside della chiesa incorpora una parte delle mura circolari della stanza dedicata al sole. Gli antichi abitanti, che forse non avevano mai visto l’interno del loro tempio, (l’accesso era riservato ai sacerdoti) ora dovevano entrarci per assistere alle messe, infatti dopo l’arrivo degli spagnoli, ci potevano entrare anche i quechua convertiti al cristianesimo, ma a che prezzo! La corona diCuzco-30615 1 Cuzco è una catena di montagne, le Ande che la circondano; una difficile natura, che esalta i colori e li rende spietati. L’aria è frizzante e sempre fresca, in cielo corrono nuvole sfrangiate su uno sfondo color cobalto, le ombre sono nette. Guardare non basta per penetrare tanta bellezza elevata sulle cime spruzzate di neve di queste alte e appuntite montagne. Non lontano si trova Sacsayhuaman, “il falco soddisfatto” (questo è il suo significato) ed è la testa del puma, l’animale sacro degli incas, in quanto guardiano delle cose terrene. Siamo più in alto, ancora più vicino agli dei, forse troppo in alto per gli spagnoli (3700 msl), per questo le sue mura ad incastro sono ben conservate a memoria perenne per i posteri. Di questo luogo si può solo esaltare la severa perfezione inserita in una strepitosa natura dall’aspetto ostile, ingentilito dalla tenera presenza dei lama al pascolo tenuti a bada da signore che filano la lana dei loro animali, in modo arcaico, con il fuso. Nel tempio si entra da una porta aperta sul nulla, la sensazione è di passare dal regno degli uomini a quello degli dei, in realtà si penetra nelle fauci del puma, come suggeriscono le mura a zig zag: il suo corpo, come abbiamo detto, è la città di Cuzco. Il prelievo da parte dei conquistatori di pietre impiegate per le loro nuove costruzioni, ne hanno sconvolto in parte la struttura. Qui si festeggiava nel solstizio d’estate il dio Inti Raimi, il sole, colui che domina tutto con la sua luce. Altre strutture religiose sorgono nei dintorni, che ci fanno sentire parte di un antico approccio al divino, appartenuto a tutte le civiltà al loro inizio: adorare gli astri, il sole, la luna e gli elementi; tutti concetti fondamentali per sostenere una classe regnante capace di convincere il popolo che solo per suo tramite era possibile esorcizzare la morte. L’antica festa degli Dei inca è stata riesumata anche grazie al turismo, che in questo caso ha avuto l’influsso positivo di riportare in vita per gli abitanti della Nazione e per i visitatori, una festa una volta appannaggio solo della classe dei re e dei sacerdoti, quando gli spagnoli non erano ancora all’orizzonte. (Gabriella Pittari)

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