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Mongolia, un viaggio nell’infinito

 

MONGOLIA Ulaanbaatar

Un detto mongolo dichiara: I mongoli hanno addosso l’alito dell’orso (La Russia) e sul collo il fiato del drago (la Cina).

La Mongolia, un ex enorme oceano che trasformandosi geologicamente è diventato un deserto, un altipiano che supera i 1600 m. La Mongolia, un paese cinque volte più grande dell’Italia con una popolazione che non supera gli abitanti di Roma (tre milioni). In compenso cammelli, yak, pecore, capre e cavalli insieme a orsi, marmotte, lupi, aquile ed altri animali selvatici sono svariati milioni. La Mongolia, il paese che ha dato alla storia il più grande ed effimero impero di nomadi. Uomini liberi unificati dal genio di Gengiz Khan che riunendo le tribù mongole nel 1206, anno della tigre, le guidò alla conquista del mondo conosciuto, creando un impero del Gog e Magog, spargendo il terrore a oriente e a occidente.

aforismidiviaggio Ger di notte 3644 Gengiz Khan possedeva il fulmine, possedeva il fuoco, era della famiglia dei Temujin, i fabbri (homo faber). Salito al trono assunse il nome di Gengiz, che vuol dire forte, inflessibile, oceanico. I Temujin forgiavano il ferro, un metallo sacro nella tradizione dei popoli dell’Asia Centrale. Secondo la cosmogonia mongola al centro del mondo sorgeva una montagna di ferro. Il paese era organizzato in modo gerarchico, l’aristocrazia deteneva il potere e la massa di nomadi, di guerrieri, erano il popolo dell’orso nero. C’era una classe ancora più bassa, gli ultimi degli ultimi, i servi collettivi membri di clan vinti, costretti ad occuparsi delle greggi. Il vero potere però era nelle mani degli sciamani detentori del potere spirituale e temporale. Fabbri e sciamani erano dello stesso nido.

Mongolia orthographic projection.svgE’ sbagliato però pensare ai mongoli come ad un’orda di selvaggi affamati o desiderosi di saccheggi. Le tribù nomadi erano ricche delle loro greggi, il paese possedeva truppe organizzate con una base economica solida. La particolarità dell’impero mongolo fu di essere tribale e familiare allo stesso tempo. I loro traffici avvenivano con la Cina e con la Russia. La loro fede buddista arrivò dal Tibet. Ma ci furono credenti nestoriani, manichei, cristiani. Quando Ulan Bator si chiamava Urga era la città santa, la residenza del Budda vivente, la guida religiosa della tribù Khalka. Era anche la sede dell’Amban, il funzionario imperiale della dinastia cinese Qing che nel XIX secolo controllava il commercio del té cinese con la città Kjakhta, al confine della Russia.

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Quando l’aereo atterra all’aeroporto di Ulan Bator si è già capito dal cielo di che città si tratti. E’ una capitale che dichiara l’influenza sovietica e al giorno d’oggi occidentale. Una città per nulla interessante, una periferia fattasi capoluogo pretenzioso, cresciuto in modo indiscriminato con condomini e palazzi inadatti tra loro, dove solo gli hotel di lusso fanno capire che é città di appoggio turistizzatasi di recente. Questo perché le città della Mongolia erano e ancora sono, magici accampamenti mobili che seguono l’andamento delle stagioni spostandosi da un luogo all’altro alla caccia dei pascoli migliori per il bestiame. Il nomadismo é uno stato mentale di questo popolo, vuol dire essere liberi nei grandi spazi, senza pensare al domani che può girare come il vento. Durante il freddissimo inverno quasi tutta la popolazione si rifugia a Ulan Bator.

aforismidiviaggio Ulan Bator 3515 Piuttosto che ammirare la città il visitatore è subito distratto dal paesaggio verde intenso della steppa che la circonda e dal luminoso cielo pieno di nuvole che navigano all’impazzata liberando qua e là chiazze di blu. Nel museo si ammirano i costumi nazionali delle diverse tribù, così sfarzosi e complicati che mi fanno pensare a come l’aristocrazia sia riuscita anche sotto le ger (le tende) a mostrare la ricchezza trasformandola in arte. Sulla grande piazza centrale appare spaesato il monumento a Sukhe Bator, (Eroe rosso) l’eroe nazionale che nel 1924 con l’aiuto delle truppe del barone russo Roman von Ungern-Stenberg ha reso indipendente la Mongolia dalla Cina portandola sotto l’ala della Russia. Le trasformazioni nazionalistiche dei palazzi del potere, sono ora dominati dalla statua di Gengiz Khan tornato definitivamente in auge.

aforismidiviaggio 1681 C o Ulan Batori

Negli hotel di lusso questa notte non c’é posto, così si va a dormire nel campo di ger o yurta, come le chiamano i russi, e subito entriamo in atmosfera. La ger è la casa dei mongoli, è tonda come gli iglù, il motivo è semplice, il vento deve scivolare da tutti i lati senza penetrare nell’abitacolo. Le ger sono bellissime e razionali, le strutture di legno rosso le rendono allegre. La copertura esterna di pelli di cammello fa sentire già all’esterno il calore che si godrà all’interno, intenerisce il tubo della stufa che fuoriesce al centro fumando. Domani assisteremo al Naadam la più importante festa del paese. (Continua)

aforismidiviaggio Ger interno