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Kolkata (Calcutta)

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Kolkata, festival della Dea Kali-Durga

E’ ottobre e la città di Kolkata, ex Calcutta, è immersa nel festival della dea Kali-Durga, festa che coincide con il Divali una festa di tutta l’India, una sorta di capodanno, la festa della luce, delle lanterne.

L’India s’avvicina, l’aereo sfiora tutta la città, che porta insito il nome della dea Kali, la città splende di luci, a Kolkata l’ex Calcutta, è festa grande. La pianta della città ad ottagoni concentrici è tutta punteggiata di luci verdi, gialle, bianche e blu, che disegnano come comete le vie principali, sembrano tante pile giganti e non vere luci di città. Presto entreremo nel vivo dei profili luminosi di quelle strade. E’ ottobre e la città di Kolkata, ex Calcutta, è immersa nel festival della dea Kali-Durga, festa che coincide con il Divaliuna festa di tutta l’India, una sorta di capodanno, la festa della luce, delle lanterne. La data non è fissa, ma coincide con il giorno in cui la luna è cieca, ed è per questo che si accendono vivaci luci artificiali, per non lasciare spazio alla tenebra. Il buio è sinonimo d’ignoranza e kali vuol dire nero ma anche tempo, così Lei divora il tempo che rimane eterno. Per tre giorni la città non è più quella che si è abituati a pensare e temere dopo aver letto “La città della gioia”, dove ogni esondazione del Bramaputra e del Gange riversa tra le sue strade migliaia di profughi dal Bangladesh e dal Bihar a consumare la loro misera esistenza sui sordidi marciapiedi delle strade cittadine. Durante il festival tutto è diverso, migliaia di persone si lasciano affascinare dalle chiassose e popolari rappresentazioni della Dea, dimenticando tutto. Percorrono come fiumi impazziti le strade alla ricerca della statua che più corrisponde alla loro idea interiore, quella che li aiuterà più di altre a sopportare la loro vita precaria durante tutto l’anno che verrà, alla ricerca e nella speranza di un’esistenza migliore. Armati di fotocamere c’immergiamo in quell’atmosfera festaiola e “sanguinaria”. Girando in mezzo alla folla eccitata dagli odori, dai dolciumi in vendita sulle bancarelle, cerchiamo di capire qualcosa di quel mondo così diverso, di quella fede metafisica che tanto affascina. La kermesse popolare dura giorno e notte, ma è di notte che si fa più vivace quando la luce artificiale sostituisce quella lunare. Per le strade si vende di tutto mentre Kali-Durga osserva tutto il movimento dai suoi altari di colori sgargianti, rappresentazione di un mondo di suoni e luci, che non saranno mai i nostri, frutto di una fantasia che non ci appartiene neppure nel pensiero. Non ci resta che apprezzare stupiti l’appassionante risultato. La rappresentazione più diffusa qui è quella di Durga che cavalca la tigre, animale a noi familiare grazie anche ai racconti di Salgari ambientati proprio nel Bengala di cui Kolkata è la capitale. La folla fluttua verso il tempio della Dea, il più importante della città, dove i festeggiamenti sono al culmine; al centro del tempio alcuni bramini stanno compiendo i sacrifici sgozzando povere pecore così terrorizzate da non essere capaci di lanciare neppure un lamento. lla paura è scritta nel loro sguardo vellutato, già velato dalla morte imminente. Il luogo delle esecuzioni è impressionante con il sangue che diventa la componente naturale della festa. Prima di entrare nel cuore del tempio si possono acquistare palloncini, corone di fiori freschi, quadretti di Kali, statuette, dolciumi appiccicosi di miele e frittelle dal profumo accattivante. Usciti dall’inferno del tempio, si può dare un’occhiata, con la dovuta discrezione, all’ospedale dei moribondi di Madre Teresa. Quando il sole cala, quasi all’improvviso come avviene vicino ai tropici, la notte si fa nera come la Kali. E' allora che si accendono girandole di neon psichedelici di tutti i colori dell'arcobaleno tra statue che snodano inaspettatamente i loro movimenti nell’oscurità. Il cielo s’illumina di fuochi d’artificio e quando la festa è davvero finita, una processione si snoda tra le strade e s’infittisce: gente senza distinzione sociale o di casta, porta le statue di gesso e cartapesta all’Hoogly, affluente del sacro Gange, sacro di conseguenza, e le getta nelle sue acque tra un tripudio di corone di fiori sensuali, carnosi e afrodisiaci, dando una morte propiziatoria a quei simulacri che a loro volta daranno vita ad una nuova rinascita. Con le statue e i fiori finiscono nell’acqua un mucchio di soldi, ma questo non importa, la Dea ha avuto quanto le spettava e questo è ciò che conta.

 

Per approfondire

disegni dea Kali2Il  colore della Dea Kali è in contrasto con quello del marito Shiva,il distruttore, che si presenta bianco di cenere; entrambi distruggono e ricreano, quando è nuda la Dea rappresenta la caducità di ogni illusione, perchè la vita stessa è un’illusione. La dea, in un tempo ormai troppo lontano, fu inviata sulla terra per distruggere un gruppo di demoni. Quando cominciò a uccidere senza distinguere gli umani dai demoni, Shiva la fermò con uno stratagemma. Sulle vie principali di Kolkata, diversi baldacchini contengono statue più o meno giganti della dea che, nella maggioranza dei casi, mostra una grossa lingua rossa, una delle sette lingue fiammeggianti di Agni, il dio del fuoco. Al collo sfoggia una collana di teschi, sono le lettere dell’alfabeto sanscrito, le molteplici braccia le servono a tenere gli strumenti del suo potere. Nell’antichità solo a Lei venivano offerti sacrifici umani, la dea della morte e della rinascita. Kali non è cattiva, il suo aspetto terrificante serve a tener lontano e a spaventare gli spiriti negativi. In veste di Durga, a cavallo di una tigre, rappresenta la shakti, l’energia femminile ed è inaccessibile; nelle vesti di Parvati è la moglie di Shiva. Per propiziarsela i fedeli offrono i loro puja, le offerte di una cerimonia di devozione. A noi occidentali non sfugge l’aspetto appariscente e pacchiano di questa dea di cartapesta eretta su altari tra stuoli di nemici o di amici: diventa arte di strada. I madonnari la disegnano sull’asfalto coi gessetti colorati.