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Mosca, quattro passi in cerca d'autori

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Mosca

quattro passi in cerca d'autori

Mosca era ed è rimasta la tipica città che va girata a piedi e senza meta. Le mete si presentano spontaneamente.

Walter Benjamin nel suo Immagini di città parla di Mosca, da lui visitata nel 1929, e descrive una città che non esiste più: se ne sente tuttavia l’eco lontana di quella che fu prima della Rivoluzione e della guerra civile. Per lui Mosca è una città labirintica con tante, tantissime chiese che ai suoi occhi appaiono come chiuse in bocce di vetro con neve, tanto sono piccole e graziose. Descrive il silenzio ovattato della città invernale, creato dal manto nevoso, ma anche dalla solitudine e dalla tristezza in cui sono immersi i suoi abitanti. Vede case dotate di cortili con giardinetti che restituiscono i suoi abitanti alle loro origini di campagna; s’imbatte in piazze inaspettate che appaiono all’improvviso. Da questa descrizione si deduce che Mosca era ed è rimasta la tipica città che va girata a piedi e senza meta, le mete si presentano spontaneamente.  Ci sono tante Mosca, tutte partono dalla Piazza Rossa, la Piazza Bella: quella radice “kras” del termine rosso che sta anche per “bello”, che è il colore della luce e dell’ottimismo. La piazza è il fulcro da cui partono tutte le strade, quello spazio a schiena d’asino che termina nelle mura “rosse” del Cremlino, la fortezza con le torri dell’architetto Solari. Sulla piazza la chiesa di San Basilio è l’immagine che uno porta sempre con se cercando similitudini, ma San Basilio è unica: in tutto il mondo non c’è un’altra chiesa così speciale, così vivace nei colori e nelle forme delle cupole poste a livelli diversi perchè tutte possano essere viste. San Basilio è come il carattere dei russi, imprevedibile, vivace con gli estranei, a volte triste e pensieroso con gli amici.  Proviamo a gironzolare per le strade della città che ci appaiono come quinte di teatro sempre pronte per uno spettacolo che non comincia e non finisce mai. Lo sapeva bene Mikhail Bulgakov che con il suo romanzo Il Maestro e Margherita proprio in quegli anni ’30 critica spietatamente il regime sorvolando, in una splendida atmosfera “infernale”, il bel quartiere liberty della città, retaggio dell’emergente ricca borghesia stroncata dalla Rivoluzione Bolscevica: lo conoscerete percorrendo la famosa via Arbat, la più frequentata dai turisti. Mosca a quei tempi era una città nuova, al suo “rinnovamento“ ci aveva pensato Napoleone occupandola con il suo esercito e costringendo così i suoi abitanti ad incendiarla per non cederla agli stranieri, e allora é con Lev Tolstoj di Guerra e Pace che si può dare uno sguardo da “ritorno al passato” a quella Mosca che si era immolata nelle fiamme di cui restarono alcuni palazzi nobiliari a macchia di leopardo. Ci rendiamo allora conto che è la letteratura a tracciare il reticolato di una città restituendola con i ricordi di chi l’ha conosciuta prima e affidandola alla fantasia di chi la può immaginare dopo i cambiamenti, anche grazie alle affettuose descrizioni dei letterati. Una città che ha sofferto lascia segni indelebili anche in chi la visita, ecco allora che Benjamin che l’ha vista prima che Stalin infierisse sulla sua mappa non poteva sapere quanto sarebbe cambiata. Fu proprio Stalin a trasformare Mosca in una metropoli. In America le sette sorelle s’associavano subito alle sette sorelle del petrolio, in Russia, a Mosca, sette erano e sono i grattacieli staliniani che fendono il profilo panoramico della città. Sono i sostituti di quei campanili delle chiese che poco alla volta sono stati smantellati; le chiesette racchiuse nelle bocce di neve venivano abbandonate al loro degrado, non tutte soppresse. Quel Potere che non aveva rivali doveva dimostrare la sua grandezza. Per fortuna quando una città è unica resta sempre qualcosa di tipico da preservare, così una parte delle strade medievali è sopravvissuta ai cambiamenti; intanto le strade s’allargavano per accogliere un traffico diverso da quello delle slitte o delle carrozze a cavallo, i cavalli c’erano ma erano diventati cavalli-motore, i carretti erano diventati carri armati, Le strade larghe servivano anche a far posto alla grandiosità di un regime che si rivelerà fallimentare, che però avrà il suo momento di splendore nel salvare la Nazione dall’invasione germanica nella Grande Guerra Patriottica (la Seconda Guerra Mondiale). Il prezzo di questa “grandezza” fu un paese ridotto a colabrodo, con tante città rase al suolo e una gran parte dei suoi abitanti morti nel conflitto. Mosca e San Pietroburgo si sono in parte salvate, grazie ai loro abitanti, che le difesero con le unghie e coi denti. Dopo la guerra, le ambizioni staliniane si smorzarono nelle necessità quotidiane e, tenuto salvo il centro di Mosca, furono costruite case popolari per chi aveva perso tutto nei bombardamenti. La città fu circondata da muri di casermoni, agglomerati urbani periferici insignificanti, scatole per la sopravvivenza di uno squallore triste come la guerra da cui usciva il Paese.  Ed ora?...la città è diventata ricca ma ha perso il buon gusto, demolisce senza ritegno quello che si era salvato con grande sforzo e fatica. Mosca, così bella e originale, a volte si mostra pacchiana e appariscente, guarda ad occidente ormai da vent’anni abbandonando quel tono orientale che la rendeva unica e che in parte ancora conserva nelle piccole chiese restaurate, nei cortiletti nascosti dietro possenti portoni. Al suo aspetto orientale ora ha aggiuntomosca chiese maria e marta, con un certo orgoglio, i suoi palazzi staliniani, unici nell’architettura mondiale, ricercati dai “nuovi ricchi” e oggetto di una letteratura quasi di rimpianto piuttosto che di sommessa accusa come si può leggere nel bel romanzo di Jurij Trifonov La casa sul lungofiume, la casa abitata dai gerarchi dell’epoca staliniana o nei più recenti romanzi fantapolitici come La casa alta di Anne Nivat. La passata Rivoluzione, archiviata nella “storia vecchia”, ha il suo riscatto nell’originale museo dedicato al poeta rivoluzionario Vladimir Majakovskij, che si trova al lato della Lubjanka, la sede del famigerato KGB di epoca sovietica, strutturato come una spirale in cui gli avvenimenti storici si stemperano nell flusso della vita quotidiana della città e della Nazione, in cui giostra la vita mortale del poeta e degli intellettuali del suo tempo. Il fascino di Mosca è diverso da quello di altre città. Mosca ci si rivela solo quando arriviamo a scoprirne gli angoli più segreti della sua bellezza orientale. Una visita al Cremlino darà modo di capire, nelle chiese dalle cupole dorate, la riservatezza del suo cuore ortodosso e lo splendore della sua fede di derivazione bizantina. Gli splendidi affreschi di Andrej Rubljov sono il suo libro aperto a disposizione di tutti. Una passeggiata sulla Moscova farà scoprire quanti parchi e giardini si nascondono tra le zone abitate. Una visita alla cattedrale del Cristo Salvatore, risorta negli anni 2000 riporterà ai fasti zaristi, mai dimenticati. I costi esorbitanti investiti nella sua ricostruzione sono considerati insignificanti per mettere in pace la città dalla scaramanzia della cattiva sorte causata dall’abbattimento di quella preziosa chiesa voluta dagli zar per festeggiare la vittoria su Napoleone.  La teatralità della città si realizza negli spettacoli del Teatro Bolshoj con i fantastici balletti e le messinscena delle opere liriche in cui i russi sono i migliori del mondo per professionalità e capacità artistica, del resto di antica tradizione; un impegno nato con l’entusiasmo della Rivoluzione che ha diffuso in tutta Europa una ventata di rinnovamento delle arti pittoriche.

I suoi artisti emigrati a Parigi, Mosca casa Morozovdiventati talenti di un’arte rivoluzionaria, hanno cambiato i canoni di riferimento nella pittura, nel teatro e nella musica: tutti conoscono Chagal, Kandinskij, Malevich, Rodchenko, la Stepanova, Diaghilev il fondatore del Le ballet Russe, il ballerino Nizhinskij e il suo virtuosismo. Il compositore Shostakovich con la sua settima sinfonia dedicata, all’assedio di Leningrado (oggi San Pietroburgo), trasmessa per radio, ha portato il pathos della guerra negli animi di tutti gli abitanti del mondo, lo stesso pathos frutto del riscatto di quella pace che veniva finalmente firmata. Leggi la guida consigliata