La vita errante, di Guy de Maupassant

GDMaupassant

Alcuni, solo alcuni,

saranno i poeti, i veri cantori

del racconto di viaggio.

Ogni giorno apprendiamo che qualcuno decide di cambiare vita che per dedicarsi all’arte del viaggiare. La nuova vita cheaforismidiviaggio la vita errante offre e promette il viaggio, può trasformarci con una nuova nascita. Di alcuni saranno le gesta a parlarci in seguito, di altri leggeremo pagine traboccanti di passione ed eccitanti racconti su Blog e siti dedicati, molti taceranno per anni fino a quando si accorgeranno che scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli” e produrranno libri seducenti o bizzarri. Alcuni, solo alcuni, saranno i poeti, i veri cantori del racconto di viaggio.

Mi accorgo, mentre mi appresto a recensire il libro “La vita errante di Guy de Maupassant”, che le considerazioni sopra esposte non sono né novità né modernità. Nel 1889, in piena Esposizione Universale a Parigi, l’autore si sente fuori posto tra folle curiose e discorsi retorici, e fugge. Possiede un battello e fa rotta verso sud “con ali di seta argentate spiegate nel firmamento azzurro”. Di colpo ripulisce il suo spirito in un mondo di silenzio universale, perso tra cielo e terra, “eccitato, vibrante come essere amato da una donna”. Il viaggio diventa diario intimo, un accavallarsi di pensieri e suoni che mitigano la mente nell’espandersi dell’anima e delle sensazioni. I sensi sono tutti accesi a coordinare l’afflusso frenetico che stanno avvolgendo il suo meccanismo riflessivo. Scivola così con l’onda e la brezza la sua consapevole lirica descrittiva. Quando non è sufficiente la poesia la sua espressività trasforma le pagine in fotografie dove all’interno vi si legge l’anima sua e di quanto descritto.Savona, Genova, Portofino “un rosario di città, uno sgranarsi di case costruite sulla spiaggia”, e di colpo l’acqua che diventa tutta bianca come se vi avessero steso sopra un lenzuolo, dove sonnecchiavano alcune barche da pesca. Firenze e Pisa “ pervase da delirio artistico” “foresta di opere d’arte”. In Sicilia lascerà il suo cuore, idealmente stretto dalle bellezze che la rappresentano, come “una bella ragazza ardentemente vagheggiata che fece combattere e morire molti uomini che avevano un forte desiderio di possederla”. La faticosa salita all’Etna, la visita alla Cappella Palatina e Monreale adornate di navate i cui loro geni progettisti “si preoccuparono di far scivolare la luce sui muri sfiorandoli con effetti tali da farla sembrare uscire dalle pareti stesse e dai loro grandi cieli d’oro pieni di apostoli”, diventeranno le sue amanti per sempre.

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L’autore non ha un momento di pausa nell’incalzante ritmo lirico descrittivo. E manifestamente si emoziona davanti a monumenti, agli incontri per quanto sta vede con nuovi occhi e oltre ai suoi occhi e i suoi sensi. Curioso, attraversa un paesaggio che lo avvicina al mondo del passato, alle culture antiche (che descrive e attraversa nelle storie di maggiore interesse) e ogni particolare è una sensazione che trasferisce al lettore con impeto e slancio poetico. Segesta, Agrigento ”eterna dimora degli dei, morti come gli uomini loro fratelli” capaci di commuovere “le anime poetiche” “insieme al desiderio di inginocchiarci davanti a questi augusti resti”. E Taormina che “contiene tutto ciò che sulla terra sembra fatto per sedurre gli occhi, la mente e l’immaginazione”. Lo slancio emotivo continua nella visita di Tunisi “una varietà di colori che l’occhio si inebria come un tordo con l’uva” e dove una passeggiata diventa “una lunga carezza per lo sguardo”. E alla fine quando il viaggio penetrerà una parte dell’ Africa, si colmerà di avventura come nella traversata desertica verso Kairouan. Occasioni e momenti fondamentali per lasciarsi penetrare dalla simbologia, dai riti e dai racconti inconsueti e tradizionali rivolti ad un Dio diverso da quello dei Vangeli. Il suo racconto finisce a Sousse (“varrebbe la pena di fare questo viaggio solo per vedere Sousse”) e ammirare con rinnovata e ritrovata serenità, sotto la luce della luna, come la città “assomiglia a una spuma d’argento che rotola verso il mare, è l’apparizione prodigiosa del sogno di un poeta, l’apparizione inverosimile di una città fantastica il cui chiarore sale verso il cielo”.

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Guy de Maupassant (1850-1893) è considerato il fondatore del racconto moderno. Con il suo stile di sintesi, gli sono sufficienti poche righe per fissare in modo straordinariamente incisivo le caratteristiche di un “mondo” intero. E’ stato anche drammaturgo, reporter di viaggio, saggista e poeta.